Fabrizio Sebastian Caleffi

Milanese di nascita, cosmopolita di formazione, come commediografo vince due volte il Premio Riccione in giovanissima età con “I tagliatori di teste” e “Le dimissioni rinviate”. Mette in scena e interpreta i suoi testi in Italia e all'estero, tra cui “Sta per venire la rivoluzione e non ho niente da mettermi” di Umberto Simonetta e Livia Cerini; riceve l'Artistic Achivment Award a New York come regista della miglior compagnia estera della stagione.

 

Regista televisivo e cinematografico, dirige per la Rai, centro di produzione di Milano, un tv movie in 3 puntate e partecipa al festival di Venezia 1985 con il lungometraggio "Prima del Futuro". È stato tra i fondatori della televisione commerciale italiana (Canale 5). Ha diretto nel 2008 il lungometraggio “La Petite Bande” e nel 2016/17 il film “lsamar”. Da attore ha fatto parte della compagnia del Piccolo Teatro/Teatro d'Europa di Milano, interpretando "I giganti della montagna" di Pirandello per la regia di Strehler in Europa e alla Brooklyn Academy of Music di New York. È stato corrispondente culturale di AmericaOggi" quotidiano di New York; ha diretto la rivista REPORTER, il mensile SERIALmagazine e il settimanale Il Varesino. Attualmente è polemista di Hystrio, periodico di teatro. Ha pubblicato le biografie di Julia Roberts e di Fernanda Pivano e “Il segreto di Max Linder”. Ha pubblicato saggi e romanzi scritti in italiano, inglese e francese (come “Arte e Consumo”, “Paranoia”, “Pallori Gonfiati”, “Eccessi”, “Metropotamie”, “Il Fantasma di Lady. D”, “Il Parto del Leone”, “Lo Sceriffo di Lodz al Kafka cafè”); raccolte di racconti e di testi teatrali; la plaquette di poesia “Dietro i sipari, grandi amori” (2006); il romanzo “Le Tentazioni” (2008). Ha partecipato all’edizione 2004 del Festival di Venezia con il format cinematografico “La Valigia di Sarah”.

 

Nella stagione 2005/2006 ha diretto e interpretato per il teatro la novità USA “Hollywood Hospital” di Don DeLillo e “Beverly Ills” di Zelda Stein, il suo “Terminal 16” sul terrorismo e “Abelardo ed Eloisa” di Maricla Boggio; nella stagione 2006/2007 “L’importanza di chiamarsi Ernest” di Oscar Wilde e “Il giardino dei ciliegi” di Cechov, definito dalla stampa capolavoro molto off. Nelle stagioni successive ha interpretato “Soldato a Veli” al teatro Dostoevskij di San Pietroburgo, ha diretto l'ECAFF Film Festival, ha continuato a far parte della giuria di premi di teatro nazionali come Hystrio alla Vocazione per attori e Scritture di Scena, il premio Fersen per autori e registi teatrali,  il premio Anima Mundi e il premio Ruzzante, che presiede.