Mille x una: ora sugnu talianu

DI e CON:

Giuseppe Piccione

REGIA:
Veronica Boccia, Massimo Boschi


 “È sempre così. Sempre.

 Accade che la verità venga scritta,

 ma non sia letta,

 e se letta, non creduta;

 e se creduta, non presa in considerazione;

 e se presa in considerazione,

 non tanto da cambiare i comportamenti,

 da indurre ad agire di conseguenza.”

 

Sono passati ormai 155 anni dall’Unità d’Italia, dal momento zero, il punto di partenza che ci ha identificati come un unico popolo, che ci ha donato un'identità socio-culturale, un'appartenenza politica, un'uguaglianza di diritti e di intenti. Ma cosa si nasconde dietro a questa grande conquista? Chi furono gli artefici? Chi i generali e chi i soldati? Chi i vincitori e chi i vinti? Dove si combatterono le battaglie più famose?

Tante, troppe domande da affrontare, troppi nomi da ricordare, troppe date da imparare... e troppi uomini da piangere, ancora. Ogni popolazione ha la sua storia da raccontare, le vittorie, le sconfitte, le grandi gesta pubbliche che passano per i piccoli ostacoli quotidiani, le storie di vita di chi ha creduto, lottato, di chi è caduto e si è rialzato. Milioni di storie, milioni di gesti, milioni di occhi, milioni di punti di vista... Noi ne abbiamo scelto uno: quello dei “picciotti” della Sicilia, la mia terra d'origine.

 

Lo spettacolo è suddiviso in tre quadri, i tre momenti cruciali della vita patriottica del protagonista, Gaetano: l’estremo fervore nell'aiutare Garibaldi e i suoi mille guerrieri a sconfiggere i Borboni; la delusione e rassegnazione per le promesse non mantenute dal nuovo Stato (“si stava meglio quando si stava peggio”) ed in fine, una morte fisica, ma non di ideale, che porta con sé un'importante eredità: sul finale la scena si sposta ai giorni nostri, per dar voce a uno dei nipoti di Gaetano e al suo tentativo di ridare dignità alla vita patriottica del nonno elevandosi, egli stesso, a nuovo padre di quell’ideale patriottico, di quell'“Italia, Nazione, Una, Indipendente, Libera, Repubblicana”.

 

Un monologo a due volti, ma dalle mille anime, che ripercorre i momenti salienti dell'Unità e gli sconvolgimenti in terra di Sicilia; lo stupore, lo smarrimento, l'esaltazione, la delusione, la speranza, il rammarico, che portarono i siciliani dalla condizione di isolani a quella di “Italiani”.

Siamo tutti fratelli… d’Italia? O riscopriamo il nostro patriottismo solo negli stadi? Siamo tutti Italiani… anche noi Siciliani. E dobbiamo ricordarci di esserlo sempre e comunque.

 

In fondo tutto è partito da li, dalla Sicilia. Era il 4 Aprile 1860.

 “Io sarò il padre di quell’ideale… Ri–Benvenuta Italia.”

 Giuseppe Piccione

Promo spettacolo

[video: Francesco Elia Stomboli]