L'Amico Gentile

tratto dall’omonimo romanzo di Viviana Lupi

Spettacolo inserito nel Safer Internt Month Trentino 2017

DRAMMATURGIA E REGIA:
Kàos Teatri

CON:

Giuseppe Piccione, Manuel Amadasi, Sharon Tomberli

Massimo Boschi e Veronica Boccia


MUSICHE ORIGINALI:

My Monthly Date

VIDEO:

Francesco Elia Stomboli

Marco Marinelli

ELEMENTI SCENICI:

Gabriella Gasperini

Giancarlo Manfrini

Lorenzo Filippi

COSTUMI:

Daniela Dell'Orzo

Carmen Mateus


Una città soggiogata dal pedante e costante controllo di un Centro Digitale Centrale, il CDC, che domina e plasma le menti degli individui attraverso inoculazioni di psicofarmaci, la metodica manipolazione dei pensieri e la sorveglianza sulle azioni e sulle emozioni. Una società uniformata, controllata, monitorata, schedata, dove non esiste libertà di pensiero.

Un ragazzino come tanti, Evan, accompagnato nella vita di tutti i giorni dal suo Amico Gentile, una sorta di avatar che segue fin dalla nascita ogni abitante della città, programmato per sapere tutto degli umani, guidarli in tutto, plasmare le loro menti, scegliere le loro vite.

E due ragazzi diversi, anomali,  che scopriranno qualcosa di sconvolgente sulla propria realtà.

Tre strade all’apparenza separate che si uniscono in una battaglia per liberarsi dai condizionamenti, riappropriarsi della libertà di pensiero, ritrovare la propria vera identità, l’importanza dei rapporti umani, la propria “natura”. Una battaglia che può essere vinta con un’unica arma a disposizione: l’amicizia.

 

Il progresso tecnologico è ciò che maggiormente contraddistingue la nostra società, è tratto distintivo di un cambio generazionale, di una continua evoluzione del proprio modo di essere e del rapporto del singolo con la società. Ma lo sviluppo di questo progresso sta andando in direzioni del tutto inaspettate e esasperate. Se un tempo era l’individuo ad essere al centro di un mondo che poteva piegarsi ed adeguarsi alle sue esigenze, ora è il mondo, è l’oggetto a definire l’individuo, sono l’esteriorità e l’apparenza a definire ciò che sei. È ciò che hai a indicare ciò che sei, sei proprio perché hai.

Se un tempo era la società, il gruppo sociale e l’appartenenza ad esso a definire l’individualità, ora è l’individualità a definire il soggetto. Non si parla più di gruppo sociale, ma di accostamenti di individualità. E in questa società frammentata ed individualista, la rete sembra diventare l’unico tessuto connettivo possibile.

La rete, il PC, smartphone,  tablet, ecc.. diventano un prolungamento di noi stessi: ma cosa succederebbe se diventassimo noi stessi oggetto? Se il digitale diventasse naturale? Se la tecnologia continuasse la sua incessante mutazione fino ad arrivare a diventare mutazione biologica e antropologica?

È l’ipotesi fantascientifica ma estremamente vivida e possibilistica che fa la giornalista scientifica Viviana Lupi nel suo romanzo “L’amico Gentile”, edito per Edizioni del Faro. È proprio questo aspetto di apocalittico estremismo tecnologico che noi vogliamo sviluppare ed indagare nel nostro omonimo spettacolo.

 

Un’intera società soggiogata dal pedante e costante controllo di un Centro Digitale Centrale, il CDC, moderno Führer di una dittatura digitale che domina e plasma le menti degli individui attraverso inoculazioni di psicofarmaci, la metodica manipolazione dei pensieri e la sorveglianza sulle azioni e sulle emozioni attraverso avatar e realtà virtuali. Una condizione  in cui le persone, serrate in un sempre più opprimente individualismo, vanno perdendo la possibilità di vivere esperienze reali sulla pelle viva, impoverendo così il loro cervello e annientando i rapporti interpersonali. Una situazione pericolosamente vicina a quella che stiamo vivendo al giorno d’oggi e che evidenzia un’impellente esigenza educativa, che riguarda non solo i ragazzi ma anche e soprattutto i genitori, a cui va l’arduo compito di non lasciare soli i figli di fronte a questo bombardamento tecnologico, che rischia di minare il loro futuro cognitivo e relazionale.

E’ proprio questo continuo e incessante bombardamento che lo spettacolo vuole ricreare:  l’intervento del CDC (di cui si sentirà sempre soltanto la voce, ammaliante e seduttiva) tende a presentare una realtà positiva, quasi idealizzata, a dipingere una prospettiva che di primo acchito tutti noi auspicheremmo, ma che via via arriva a vacillare, ad oscurarsi. Non si vuole presentare una situazione di fatto unilaterale e completamente negativa, ma presentare le varie facce che questo particolare sviluppo può assumere. 

 

 La tecnologia deve essere un bene prezioso, non un surrogato di umanità, essere a servizio dell’uomo, non annullarlo.

 

È fondamentale, affinché questo avvenga, che la cultura resti un bene a disposizione di tutti.  Da qui la grande importanza della biblioteca di libri di carta ritrovata da Mark e Sarah (due dei tre ragazzi protagonisti dello spettacolo), punto di svolta  e simbolo del pensiero libero, non più possibile all’interno della Città Intelligente. Da qui, la volontà di esplorare il fuori, il reale, il fisico, di capire, di pensare, di toccare e di vedere con i propri occhi, di andare al di là di ciò che viene detto e che si è sempre ritenuto reale. Oggi l’informazione è ovunque, alla portati di tutti,  chiunque con un po’ di dimestichezza col computer può mettere in rete e diffondere una “sua” notizia, vera, falsa, completamente folle non importa, quella notizia arriverà e sarà a disposizione di migliaia di utenti. In questo panorama l’obiettività, la capacità di razionalizzare, cernere e filtrare ciò che si legge, ciò che si ascolta è assolutamente indispensabile. Così com’è indispensabile, in un mondo fatto di profili Facebook, volti su Instagram e identità create ad hoc per catturare qualche like in più, saper cogliere l’importanza dei rapporti veri, profondi, dei legami fisici, del  “contatto” e non solo del “tatto” freddo e sterile su uno schermo.

Sarà questa la battaglia che affronteranno i tre giovani protagonisti dello spettacolo: liberarsi dai condizionamenti, riappropriarsi della libertà di pensiero, ritrovare la propria vera identità, ritrovare la collettività e l’importanza dei rapporti umani, le proprie radici, la propria “natura”. Una battaglia che può essere vinta con un’unica arma a disposizione: l’amicizia.

 

Promo spettacolo

[video: Francesco Elia Stomboli]